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CAPITOLO 4 - "VARIAZIONI SUL TEMA"

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CAPITOLO 4 - "VARIAZIONI SUL TEMA"

Messaggio  lucapassanisi il Ven Giu 28, 2013 7:03 am

L’INCOMPIUTA
Già dal 1972 si parlava di una versione Abarth della 128 Coupé, come riportato dal periodico QUATTRORUOTE, ma solo nei primi mesi del 1976 si vide girare per Torino una strana 128 3P colore “azzurro adriatico”, con paraurti a scudo, fendinebbia integrati e prese d’aria NACA sul cofano. Era il prototipo della 128 Abarth, di cui si seppe davvero ben poco. La sola documentazione che prova l’esistenza di questo prototipo è costituita dalla foto pubblicata all’epoca dal periodico “Gente Motori”, e sul suo propulsore non è dato sapere: poteva essere un 1300 con quattro carburatori, un 1500, oppure quel bialbero che poi vedremo sulle Ritmo TC. Sparì nel nulla, probabilmente perché in FIAT non si avvertiva più la necessità di spingere un modello che nel giro di pochi anni sarebbe stato commercialmente sostituito. Già infatti gli studi della sostituta della 128 – concretizzatisi nella Ritmo – erano in fase avanzata, inoltre il clima di incertezza causato dalla crisi petrolifera frenava parecchio le intenzioni di immettere un nuovo modello sportivo nella gamma. Peccato.
A dire il vero una 128 Abarth è realmente esistita nei listini tedeschi, ma nulla di paragonabile alla 128 Coupé: altro non era che una versione speciale della berlina 128 1300 CL, con dotazioni sportive, livrea gialla o rossa e con strip nere ovunque, dotata della stessa meccanica della berlina di serie. Come motore dunque la “mite” variante da 60 CV, dotata di grande dolcezza di funzionamento ed elasticità di marcia ineguagliabili, ma quanto a prestazioni massime non era certo un fulmine di guerra: la velocità massima, ad esempio, era fissata in 145 km/h, valore assolutamente normale per una 1300, e anche le altre prestazioni assolute erano ben inferiori a quelle di qualsiasi 128 Coupé.
È comunque opportuno ricordare che nella linea degli accessori della Abarth erano previsti diversi componenti atti a migliorare le caratteristiche “corsaiole” della 128 Sport sin dal 1972. Il più interessante era il kit per trasformare l’originario cambio a 4 marce in un 5 marce. Il kit non prevedeva gli ingranaggi, che dovevano essere acquistati a parte presso specialisti del settore, come la ditta Colotti di Modena.

EST
Come già detto, a partire dal 1971 la 128 è la spina dorsale della produzione della Zavodi Crvena Zastava, che l’ha costruita fino al 2009 su licenza. La Zastava 101, ovvero la versione a 3 e 5 porte, ha avuto le sue varianti “S” (Super 1100 e Special 1300), prodotte a partire dal 1976. Queste versioni, pur conservando la carrozzeria della 101, adottavano motori, freni e trasmissioni della FIAT 128 3P di produzione italiana, mentre le sospensioni erano le stesse della Rally. Naturalmente le prestazioni erano simili a quelle della 3P, tranne la velocità massima che a causa del Cx scadente scendeva a 148 km/h per la 1100 e a 156 km/h per la 1300. In alcuni mercati la “1300 special” era conosciuta col nome “Nogaro” ed aveva dotazioni molto ricche. Queste versioni resteranno in produzione fino al 1981, quando verranno sostituite dalla versione 101-1300, dotata del motore da 1301 cc – 65 CV della contemporanea FIAT Ritmo 65, adottato anche dalle 128 di fabbricazione sudamericana e differente dal 1290 cc solo per l’alesaggio appena maggiore.
Le “101 S” sono prodotti molto interessanti: a quel tempo le vetture d'impostazione sportiva con una compatta carrozzeria a 5 porte erano poche, e la sola paragonabile in tutto era la SIMCA 1100 Special: brillante ma non estrema, con carrozzeria a 5 porte senza eccessi nell’abbigliamento, con una buona dotazione di accessori.
Infine non deve ingannare la “POLSKI-FIAT 128 Coupé S 1100”. E’ identica in tutto e per tutto alla sport normale, persino il luogo di produzione (Rivalta). Semplicemente la POLSKI la aveva inserita nel proprio listino, contrariamente a quanto fatto per altre vetture come la 125 e la 126, prodotte in Polonia nei propri stabilimenti.

LA FUORISERIE
Il carrozziere Moretti ha prodotto la sua interpretazione della 128 trasformando stilisticamente la 128 berlina, ricavandone un coupé ed un targa. Presentata alla fine del 1969, la Moretti 128 coupé manteneva la meccanica della berlina (ma il rapporto al ponte era quello della familiare, più corto per favorire le accelerazioni), una dotazione di accessori molto completa e soprattutto una carrozzeria splendidamente interpretata da Dany Brawand. Che la meccanica della 128 fosse difficile da vestire non c’è dubbio: il motore trasversale è piuttosto alto, quindi per ottenere una linea sportiva bisogna ricorrere a soluzioni originali. Brawand, volendo restare sul classico, ha disegnato un cofano lungo, in modo da dissimularne l’altezza, e piatto, che curva decisamente verso una sottile mascherina a 4 fari. Le luci di direzione molto curve assecondano la convergenza dei parafanghi, cosicché il tutto assume un aspetto penetrante e sfuggente. Da un punto di vista aerodinamico ciò non è il massimo dell’efficienza perché crea fenomeni di portanza, ma non siamo di fronte a vetture che superano i 200 all’ora, per cui la buona tenuta di strada della 128 era mantenuta.
Affiancata nel 1970 dalla versione Targa e successivamente dalla versione “Berlinetta Racer Biposto”, queste fuoriserie potevano raggiungere i 150 km/h. Sul finire del 1974 subì un restyling, e contemporaneamente ricevette il 1300 da 60 CV previsto nella contemporanea “FIAT 128 1300 Special”. La velocità massima salì a oltre 155 km/h. la Racer Biposto venne però cancellata dai listini, in quanto non richiesta dal pubblico, che preferiva decisamente le altre due versioni. Questa fuoriserie è stata una delle più prodotte, nonostante il prezzo fosse molto alto (costava più di una Alfa Romeo Giulia Super) e fosse stata commercializzata in un periodo ove ormai questo genere di vetture era in via di estinzione. Probabilmente il successo fu legato sia allo stile di Brawand, sia all’eccellente livello di finitura che caratterizzava queste fuoriserie, peraltro dotate di accessori all’epoca non usuali. Le possibilità di personalizzazione prevedevano, oltre una gamma colori vastissima, la possibilità di dotare gli interni di alzacristalli elettrici, sedili e volante in pelle e poggiatesta regolabili.
Non risulta che la Moretti 128 sia uscita con motori diversi dal 1116 da 55 CV e dal 1290 da 60 CV. Tuttavia non è da escludere che qualche esemplare con i motori delle versioni più sportive ci sia scappato. Del resto l’obiettivo di Moretti non era quello di offrire una macchina con prestazioni da primato, ma era quella di offrire una carrozzeria esclusiva, con un abbigliamento elegante e completo su una meccanica fruibile senza problemi.
È inoltre interessante come la Moretti fosse una ditta artigiana, ma con mentalità industriale. La sua 128 veniva prodotta utilizzando alcuni stampi comuni ad altre produzioni del carrozziere, che aveva in listino anche le interpretazioni della 127 e della 125 (che però non ebbero lo stesso successo). Ciò consentì a Moretti di ottimizzare i costi di produzione, consentendo buoni profitti e al contempo utilizzare motivi stilistici già apprezzati dalla sua particolarissima clientela. Lo stesso principio venne poi applicato con ancora maggior fortuna sulle produzioni successive, ovvero le “spiaggine” su base 126, 127 e Panda.

LE PROPOSTE DEGLI STILISTI
Già nel 1969 il carrozziere Savio aveva proposto per il “Turin” una 128 Coupé. Sebbene elegante, il prototipo non era certo originale ed innovativo. Uno degli aspetti meno riusciti era il cenno di pinna in coda, elemento ormai superato in un epoca in cui si imponevano i cofani piatti.
Nel 1970 Bertone presentava una sua particolare interpretazione coupé della 128, caratterizzata da molte soluzioni razionali inserite in una linea spigolosa che sarà la base di partenza per lo studio delle Innocenti Mini 90-120. Tra queste soluzioni la più interessante era la possibilità di estrarre da sotto il paraurti posteriore un carrello per la spesa. Sebbene innovativo e razionale, in questo prototipo ben pochi vedevano una linea da coupé, e del resto il suo stile ha seguito una evoluzione per una utilitaria (la nuova Mini italiana, per l’appunto).
Una proposta stilistica particolarmente interessante è la 128 Pulsar Coupé di Michelotti del 1972. Michelotti vestì la meccanica della Giannini 128 NPS Rally 1300 (81 CV DIN) con una carrozzeria che ricorda alcuni motivi stilistici della 128 Sport, ma è totalmente inedita e assolutamente originale. Tra le sue caratteristiche il frontale lenticolare dotato di fari a scomparsa, la coda rialzata e cortissima come sulla Sport, i paraurti telescopici. Però questa interpretazione stilistica risulta molto più filante oltre che molto elegante. Inoltre la conservazione del passo della berlina consentiva una abitabilità notevole. Peccato non venne prodotta in serie (Michelotti era uno stilista puro), ma può consolarci il fatto che questo esemplare unico esiste ancora e fa oggi parte della collezione del figlio del famoso stilista, anche se il bellissimo giallo cromo visto in presentazione si è trasformato in un più comune rosso.
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